Oggetti impossibili

Colonne impossibili: tre sopra, due sotto

Di Redazione Illudimi · Aggiornato il 25 giugno 2026 · Lettura 6 minuti

Sopra una trave orizzontale poggiano tre colonne; sotto la stessa trave ci sono due soli pilastri. La figura non fa nulla per nascondere la contraddizione, eppure lo sguardo ci scivola sopra senza fermarsi.

È la versione verticale del forcone del diavolo, e la sua utilità sta proprio in questo: mostra che il meccanismo non dipende dall'orientamento né dal soggetto rappresentato.

Sopra la trave ci sono tre colonne, sotto solo due pilastri.
Come verificarlo: Guarda solo la metà alta, poi solo la metà bassa: separate hanno perfettamente senso.

Che cosa c'è davvero nell'immagine

L'immagine contiene tre rettangoli verticali sopra una trave e due rettangoli più larghi sotto. Contarli richiede meno di due secondi, ma quasi nessuno lo fa spontaneamente: la figura viene percepita come una struttura architettonica plausibile.

La verifica consiste semplicemente nel contare. È l'unico caso di questa raccolta in cui la smentita non richiede un righello né un dito, ma soltanto attenzione deliberata.

Come funziona

Il sistema visivo non conta. Riconosce configurazioni, stima proporzioni, giudica profondità, ma il conteggio esatto degli elementi di una scena è un'operazione successiva, che richiede attenzione e avviene solo se decidiamo di compierla.

Di fronte a questa figura, la percezione produce rapidamente l'interpretazione "struttura con colonne e pilastri". Quell'interpretazione è coerente con tutto ciò che vediamo localmente: ogni colonna poggia su qualcosa, ogni pilastro sostiene qualcosa. Il fatto che il numero non torni non genera alcun conflitto locale, e quindi nessun segnale che spinga a guardare meglio.

È la stessa ragione per cui, nelle scene reali, non ci accorgiamo di dettagli anche vistosi finché non li cerchiamo. La percezione ci consegna una scena sensata, non una scena verificata.

Curiosità

Questa figura è parente stretta del forcone del diavolo e ne condivide il meccanismo. Metterle a confronto è utile proprio perché mostra come una stessa idea possa essere vestita in modi completamente diversi — barre orizzontali, colonne architettoniche — senza perdere efficacia.

Il tema delle strutture architettoniche impossibili ha una lunga tradizione nell'arte, dai capricci architettonici settecenteschi alle stampe del Novecento. L'architettura è un soggetto ideale, perché il nostro sistema visivo è particolarmente allenato a interpretare spazi costruiti e quindi particolarmente disposto a fidarsi.

Aggiungendo ombre coerenti la figura diventa ancora più convincente e l'anomalia ancora più difficile da notare: ogni indizio di realismo in più rende la percezione più sicura di sé.

Prova a cambiare qualcosa

Mostra la figura a qualcuno senza dire nulla e chiedi che cosa vede. Nella maggior parte dei casi la descriverà come una struttura normale. Solo chiedendo esplicitamente di contare le colonne l'anomalia emerge.

Copri poi la metà superiore e osserva la metà inferiore, e viceversa: ciascuna è perfettamente sensata.

In breve

Le colonne impossibili funzionano perché la percezione non conta: consegna una struttura plausibile e non verifica che il numero di supporti corrisponda. Basta contare per smascherarla, ma quasi nessuno lo fa spontaneamente.

Questo articolo ha finalità divulgative ed educative. Descrive fenomeni percettivi generali e non costituisce un parere medico. Alcune immagini ad alto contrasto possono causare affaticamento visivo: se una figura ti dà fastidio, smetti di guardarla. Se noti cambiamenti improvvisi o persistenti nella tua vista, rivolgiti a un medico o a un oculista. Leggi il nostro disclaimer completo.